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Il
Duca Francesco Farnese era anch'egli senza figli; non
volle pertanto considerare l'Ordine un privilegio della
Corona e dispose che esso dovesse tramandarsi da padre
in figlio ed in caso di estinzione il Gran Maestro fosse
«il più vicino [in linea di sangue] al
defunto Gran Maestro, e appartenente alla famiglia Farnese».
Così quando il 26 febbraio 1727 morì Francesco
I, i poteri dello Stato e anche del Gran Magistero dell'Ordine
vennero assunti dal fratello Antonio, il quale dopo
solo quattro anni di principato, il 20 gennaio 1731,
venne a mancare anch'egli senza lasciare figli.

Appello
alla Crociata contro i Turchi (1684). |
A
questo punto diviene centrale il ruolo di Elisabetta
Farnese, sorella dei due Duchi e Regina di Spagna
per aver sposato Filippo V d'Angiò, il
vincitore della Guerra di Successione Spagnola
(si veda la voce della sezione storica
La Casa di Borbone, ovvero tre Regni e un Ducato).
Ella riuscì ad assicurare che l'eredità
allodiale della Casata Farnese dovesse andare
all'Infante Don Carlo di Borbone. Infatti, le
grandi potenze, prevedendo come non lontana l'estinzione
della Casa Farnese, stabilirono col Trattato di
Londra del 1718 che alla morte del Duca Farnese,
l'Infante Don Carlo avrebbe bensì avuto
le terre dei Farnese (cioè il Ducato di
Parma e di Piacenza), ma senza intrusioni del
padre Re di Spagna, nemmeno con pretesti di tutela
familiare.
La Pace di Utrecht del 1713 lo esigeva. Morto
pertanto il Duca Farnese nel 1727, il successore
Antonio chiamò all'eredità allodiale
della sua Casata l'Infante appunto Don Carlo di
Borbone (suo nipote). |
Nel 1731 Carlo entrò a Parma come sovrano; nel
1734 egli divenne Re di Napoli e nel 1735 fu incoronato,
a Palermo, Re di Sicilia. Nel 1759, però, le
due Corone di Napoli e di Sicilia, dopo la rinuncia
di Carlo per divenire Re di Spagna, passarono al di
lui figlio Ferdinando che regnò sino al 1825
(si vedano le voci dedicate a Carlo
di Borbone e Ferdinando
I).
Il Gran Magistero alla Casa
di Borbone delle Due Sicilie
Dopo
la conquista del Regno di Napoli, Carlo aveva qui trasferito
la sede dell'Ordine, lasciando al fratello minore Filippo
il Ducato di Parma e Piacenza (1748). Come abbiamo detto,
essendo poi dovuto salire al Trono di Spagna nel 1759
(ed essendo quindi costretto ad abbandonare quello di
Napoli e Sicilia per ragioni politiche e dinastiche
di cui rendiamo conto nella voce dedicata a Carlo di
Borbone e in quella intitolata "Il Sacro Militare
Ordine Costantiniano di San Giorgio e la Real Casa di
Borbone delle Due Sicilie"), con atto sovrano del
6 ottobre 1759 egli cedette al suo terzogenito Ferdinando
tutti i beni allodiali italiani, e volle, con atto espressamente
separato, cedere anche il Gran Magistero Costantiniano,
in quanto Ordine Familiare legato ai successori ed eredi
del fidecommesso farnesiano.
La Santa Sede riconobbe esplicitamente e chiaramente
nei Borbone di Napoli il possesso del Gran Magistero
Costantiniano con il Monitorium
del 19 dicembre 1763 di Clemente XIII, ove il Pontefice
ingiungeva agli ordinari ed in generale a tutti coloro
che hanno cura di anime di non turbare i Cavalieri di
San Giorgio nel possesso pacifico dei loro privilegi
e ricordava le Bolle dei suoi predecessori insistendo
sul fatto che se un conflitto sorgesse tra il Magistero
e l'Autorità ecclesiastica «esso
non potrebbe che essere trattato davanti alla Camera
Apostolica». Questo Monitorio generale
fu emanato ad istanza del Cavaliere di Gran Croce Costantiniana
Petraccone Caracciolo, Duca di Martina, a nome anche
degli altri Cavalieri di Gran Croce, e con esso si comminano
pene e censure e i perturbatori dei privilegi accordati
al detto Ordine in forza delle Bolle Sinceræ Fidei
e Militantis Ecclesiæ rispettivamente di Innocenzo
XII e Clemente XI.
Inoltre esiste il Breve di Pio VI Rerum humanarum conditio,
del 24 marzo 1777, col quale venne ratificata l'aggregazione
dei beni dell'Ordine di S. Antonio Viennese - che era
stato soppresso - del Regno di Napoli all'Ordine Costantiniano
fatta da Ferdinando di Borbone Re di Napoli e Sicilia.
In tal maniera era palese e inconfutabile che la Santa
Sede riconosceva ai Borbone di Napoli e Sicilia il Gran
Magistero dell'Ordine Costantiniano. Esistono comunque
numerose fonti di diritto positivo che stanno a dimostrare
"l'indole familiare" dell'altissima dignità,
fra cui degno di nota è un "Dispaccio"
del Re Ferdinando IV datato 8 marzo 1796, che per il
suo rilievo appare opportuno richiamare: «(...)
avere il Re ponderatamente preso nella dovuta considerazione
che nella Sacra Real Persona concorrono ben due distinte
qualità, l'una di monarca delle Due Sicilie e
l'altra di Gran Maestro dell'Ordine Costantiniano, le
quali benché gloriosamente si uniscono in se
stesse, formano nondimeno due Signorie indipendenti,
e per leggi e per prerogative e per privilegi e soprattutto
per la giurisdizione (...) tanto che i predecessori
Gran Maestri di tal Ordine hanno formato un Codice di
Costituzioni denominato Statuti, nei quali si scorge
una precisa volontà di stabilire una Giurisdizione
Privativa e per l'Ordine stesso e per i Cavalieri ed
individui, eligendo a tale effetto un Supremo Magistral
Consiglio per la cognizione di tutti i diritti, prerogative
e cause che se li appartengono». |