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Tornando
in età moderna, il 17 luglio 1550 Papa Giulio III riconobbe
l'Ordine con la Bolla Quod Alias, assicurando il Gran
Magistero ad Andrea e Gerolamo Angeli di Drivasto (discendenti
dei Comneno, come detto), cui farà seguito un provvedimento
della Congregazione del Concilio, sotto il pontificato
di Gregorio XIII, nel 1576, che portò all'Ordine una
grande novità: quella del carattere religioso che lo
pose definitivamente sotto la Regola di San Basilio.
Nel 1623 gli Angeli di Drivasto cedettero il Gran Magistero
a Marino Caracciolo, principe di Avellino, e il 23 novembre
di quell'anno Urbano VIII confermò tale dignità ribadendone
peraltro l'origine bizantina. Morto però nel 1630 il
principe di Avellino, il Gran Magistero tornò a Giovanni
Andrea Angelo di Drivasto. Con il Breve Cum Sicut del
27 agosto 1672, Papa Clemente X nominò un Procuratore
Generale dell'Ordine a Roma ed un Cardinale Protettore,
il Cardinal de' Massimi; stabilì che il Procuratore
Generale dell'Ordine prendesse posto nelle Cappelle
Pontificali e che procedesse dopo il Procuratore Generale
dei Serviti di Maria. Innocenzo XI con il Breve del
14 giugno 1687 nominò Protettore dell'Ordine il Cardinale
Gaspero Cavaliero, cui successe poi nel corso del 1690
il Cardinale Giovanni Francesco Albani (che diverrà
poi Papa Clemente XI). Alla fine del XVII secolo la
casata degli Angeli di Drivasto - ultimo ramo dei Comneno
- si stava estinguendo con Giovanni Andrea Angelo di
Drivasto Flavio Comneno, privo di successori; egli trasferì
con atto rogato il 27 luglio 1697 il Gran Magistero
all'allora Duca di Parma e Piacenza Francesco I Farnese
(1697-1727), ed ai suoi discendenti.
Il Gran Magistero dei
Farnese di Parma

Francesco
Farnese
Duca di Parma, Piacenza e Castro
(1697 - 1727) |
Con
decreto dell'Imperatore Leopoldo I del 5 agosto
1699, e con la Bolla Sinceræ Fidei di Papa
Innocenzo XII, del 24 ottobre dello stesso anno,
si confermava quell'atto di cessione, autorizzando
in termini espliciti il passaggio del Gran Magistero
alla Casata Farnesiana.
Ecco le importanti parole con cui il Pontefice
sancisce tale atto: «Inclinando
il nostro udito e dando benignamente assenso alle
suppliche che a proposito di tale questione ci
sono state umilmente porte sia a nome tuo che
di Giovanni Andrea, Principe e Gran Maestro, Noi,
con motu proprio, con certa scienza e matura deliberazione,
in virtù della pienezza del nostro potere
apostolico, in perpetuo confermiamo ed approviamo
la cessione di detto ufficio ovvero carica di
Gran Maestro e perenne amministratore della Milizia
Aurata Costantiniana, cessione fatta dal menzionato
Giovanni Andrea, Principe e Gran Maestro, a te
e ai tuoi discendenti». |
Preziosi
da notare sono i termini: «L'affetto
di sincera fede e singolare devozione che voi dimostrate
nei confronti nostri e della Sede Apostolica e i molteplici
meriti della tua illustre famiglia verso
questa stessa Sede ci inducono a concedere volentieri
a te e ai tuoi futuri discendenti nonché agli
altri Principi della tua stessa famiglia quelle cose
che accrescano il vostro onore e che rimangano come
un eterno segno per ricordare la nostra paterna benevolenza
verso di te e verso la tua famiglia».

Croce
dell'Ordine
di epoca Farnesiana
(inizio XVIII sec.) |
Gli
Statuti Costantiniani furono poi ammodernati,
con l'approvazione ecclesiastica avvenuta nel
1706.
Inoltre Papa Clemente XI volle, con la Bolla Militantis
Ecclesiæ del 27 maggio 1718, dare all'Ordine
Costantiniano un segno particolare del suo affetto
e della sua benevolenza tanto da accordare al
Gran Priore i privilegi abbaziali, al clero le
insegne della prelatura, all'Ordine stesso, infine,
la facoltà di poter costituire "benefizi
ecclesiastici": «E
se qualcuno osasse invalidare quanto stabilito,
sappia che incorrerà nell'indignazione
di Dio Onnipotente e dei Suoi beati Apostoli Pietro
e Paolo».
In una Bolla del 1719 inoltre lo stesso Clemente
XI si felicita con i Cavalieri Costantiniani per
avere condotto più di 2000 fanti in Dalmazia
contro le armate turche. Un ingente numero di
documenti esistenti nell'Archivio di Stato testimoniano
la lunga e vittoriosa guerra combattuta contro
i Turchi dalla Repubblica di Venezia con l'aiuto
del Duca Francesco Farnese mediante l'invio di
un "Reggimento Costantiniano".
Commenta Ettore Gallo: «Sotto
l'aspetto militare la documentazione sul Reggimento
Costantiniano dimostra quanto vivi fossero, nel
piccolo esercito farnesiano, il valore ed il coraggio
nonché lo spirito autenticamente cristiano
di attaccamento ai princìpi ispiratori
stessi dell'Ordine: "Glorificazione della
Croce e propagazione della Fede"»
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