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| GIOVANNI ANTONIO
SUMMONTE, Dell’Historia di Napoli, Libro II, pag.
33. Nelle descrizioni araldiche, per destra e sinistra
s’intendono quelle dello scudo, non il punto di
vista di chi guarda. |
| LUIGI BORGIA
A. I. H., Lo Stemma del Regno delle Due Sicilie, Firenze,
2001, pagg. 12, 13. |
| LORENZO CARATTI
DI VALFREI, nel suo Dizionario di Araldica, Mondatori,
Milano, 1997, a pag. 100, spiega che “Il giglio
araldico, a tre punte, è il più nobile
tra tutti i fiori che si adoperano nel blasone, ed è
diverso da quello naturale. Simboleggia la speranza,
l’attesa del bene, la purezza, il candore dell’animo,
la chiara fama, ecc.”. Il giglio araldico identificabile
col Giglio di Francia viene detto anche Fiordaliso.
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| SUMMONTE, Op.
cit., libro III, pag. 318. |
Ibidem. Il
Summonte, in questo passo, spiega la vera origine dello
scudo di Gerusalemme, che non è quello di una
Croce centrale circondata da quattro croci più
piccole (come si vede in tutti gli stemmi successivi
del Regno), bensì quello dell’unione delle
due lettere latine H e I, iniziali di Hierusalem.
Una curiosità: Se osserviamo uno stemma dei Savoia
anteriore all’unificazione, vi notiamo la stessa
Croce di Gerusalemme esistente nello stemma delle Due
Sicilie. Quale la ragione? Quando Federico II perse
il regno di Gerusalemme, ne conservò il titolo
e così i suoi eredi. Il titolo passò in
prosieguo ai Lusignano di Cipro, mentre gli Angiò
lo rivendicavano per proprio conto. Nel 1458 Ludovico
di Savoia sposò Carlotta di Lusignano, ultima
erede al trono di Gerusalemme, e da lei prese il nome
di re. Da ciò l’inserimento della Croce
nello stemma. |
| SUMMONTE, Op.
cit., libro III, pag. 299. |
| BORGIA A. I.
H., Op. cit. pagg. 12, 13. |
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Le origini
dello stemma delle Due Sicilie |
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(Testo redatto dal Cavaliere
Costantiniano Avv. Silvio Vitale e già
pubblicato sul numero di novembre 2004 del periodico
“L’Alfiere”)
Le origini: Normanni e Svevi
La prima dinastia stabilitasi nelle Due Sicilie
fu quella normanna degli Altavilla (1042 –
1194). Ruggiero, proclamato re nel 1130, come
dice Giovanni Antonio Summonte, “portò
per insegna una duplicata banda, ripartita in
cinque parti, cioè cinque rosse, e cinque
d’argento, la qual cala dalla parte destra
alla parte sinistra per traverso, posta in campo
azzurro, come portarono tutti i Normanni suoi
predecessori: le quali secondo la ragione della
Blason dell’armi, così dicono i Tedeschi,
come composte di due principali colori, e del
metallo d’argento, non significano altro,
che un animo invitto in acquistar dominio”
.
Dopo i Normanni, gli Svevi della famiglia
Hohenstaufen (1194 – 1266) adottarono
il simbolo dell’Aquila di nero, in campo
d’argento per la dignità regia,
e in campo d’oro per la dignità
imperiale ,
riferibile quest’ultima ai soli Corrado
VI e Federico II. Peraltro Federico, oltre
che imperatore, fu anche re di Gerusalemme
dal 1229 al 1244. Spetta a lui, dunque, anche
lo scudo di Gerusalemme che descriveremo più
avanti.
Mentre dell’insegna dei Normanni non
v’è più traccia negli
scudi che nel tempo furono rappresentativi
delle Due Sicilie, l’Aquila sveva
ebbe, come vedremo in seguito, sorte diversa.
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Lo Stemma Normanno |
Gli Angiò
Quando gli Angiò (1266 – 1442) s’impasdronirono
delle Due Sicilie scacciandone gli Svevi, conferirono
al regno l’insegna del proprio casato, un
tappeto di gigli d’oro
in campo azzurro, sormontato da un Rastrello rosso.
Il citato Summonte spiega che l’adozione del
Rastrello valse a differenziare il ramo cadetto
di Carlo I d’Angiò e dei suoi successori
da quello principale dei re di Francia. E smentisce
che il primo re angioino abbia, come sosteneva una
tradizione erudita, adottato il Rastrello con il
motto NOXIAS HERBAS (le cattive erbe) alludente
alla rimozione della mala pianta del re Manfredi
scacciato dal Regno .
Cade ugualmente la tradizione popolare secondo cui
il Rastrello avrebbe simboleggiato l’estirpazione
dei Musulmani dai territori conquistati.

Lo Stemma Angioino |
Aggiunge il Summonte che
Carlo, “poiché ottenne le ragioni
del Regno di Gerusalemme accoppiò
alle sue armi quelle di quel Regno, che
è un H con un I in mezzo, fra quattro
crocette piccole” .
A questi due scudi gli Angiò aggiunsero,
a partire da Carlo III detto di Durazzo,
che fu incoronato re d’Ungheria nel
1385, il relativo scudo costituito da otto
Fasce di rosso e d’argento. |
Gli Aragonesi
Quando, nel 1282, a seguito dei Vespri Siciliani,
Carlo d’Angiò fu scacciato dalla Sicilia,
la corona dell’isola passò agli Aragonesi
(1282 in Sicilia, 1442 a Napoli – 1496) e
fu offerta a Pietro d’Aragona, sposo di Costanza
di Svevia figlia di re Manfredi. La Sicilia rimase
unita per alcuni anni alla corona aragonese e insegna
comune dei due regni furono “oro e fiamme,
cioè le bande vermiglie in campo d’oro”
.
Nel 1296 Pietro divise i due regni tra i due
suoi figli. A Giacomo II toccò l’Aragona
e a Federico II la Sicilia. Quest’ultimo
“pose su un unico scudo, inquartato
in croce di Sant’Andrea, le insegne
araldiche paterne e materne, istituendo quell’arma
che per secoli indicherà la terra siciliana”
,
ovvero inserì nei due angoli superiore
e inferiore le bande vermiglie e d’oro
e nei due angoli laterali le aquile nere in
campo d’argento. Gli Aragonesi vollero
così stabilire una legittimazione ereditaria
dagli Svevi, che sarà seguita nel tempo
da tutti i loro successori. |

Lo Stemma Aragonese |
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