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Il Real Sito di San Leucio.

In tal senso, detterà le regole di vita e lavoro comunitario, che resero famoso nel mondo il sito di San Leucio come uno dei primi tentativi di socialismo agrario di stampo illuminista ed anche un po’ utopista, anche se lo spirito che mosse Ferdinando era un sano paternalismo regale. Scrisse infatti il Re: «(…) Questa norma e queste leggi da osservarsi dagli abitanti di San Leucio che da ora innanzi debbono considerarsi come una sola famiglia sono quelle che io qui propongo e distendo, più in forma di istruzione di un Padre ai suoi figli che come comandi di un legislatore ai suoi sudditi» In: ivi, p. 14..

Queste norme erano numerose, e regolavano anche gli aspetti della vita privata:
- l’uguaglianza: «nessuno deve distinguersi dagli altri se non per esemplarità di costume ed eccellenza di mestiere»;
- matrimoni: età non inferiore ai 20 anni per gli uomini e ai 16 per le donne, e, soprattutto, «nella scelta non si mischino punto i genitori ma sia libera dei giovani»; era abolita la dote, per la quale provvedeva il sovrano stesso;


San Leucio: Abitazioni

- «Lo scopo di questa società è che tutti rimangan nel luogo»: severe erano le leggi per chi voleva sposarsi fuori, che comunque doveva abbandonare per sempre la colonia; per gli uomini che sposavano donne esterne ma intenzionate a venire a vivere a San Leucio, la regola era che queste dovevano prima imparare il mestiere;

- istruzione: obbligatoria per tutti, «per diventar uomo dabbene e ottimo cittadino»;
- retribuzione: era data in base alla perizia del singolo fino al massimo che «si gode dai migliori artisti nazionali e forestieri»;
- ereditarietà: i testamenti furono aboliti, e l’unica successione era quella fra padre e figli con parti uguali tra di loro, e usufrutto alla vedova; in mancanza di eredi i beni del defunto andavano al Monte degli Orfani;

- governo: elezione democratica da parte dei capifamiglia di 5 individui scelti fra i più savi, giusti e prudenti;
- provvedimenti sociali: casa degli infermi; cassa della carità sovvenzionata con una tassa sul reddito di ciascuno e da libere offerte, che provvedeva ai bisogni degli sventurati fino alle esequie funerarie e ai suffragi religiosi; lotta agli evasori, additati prima al pubblico disprezzo, e, se recidivi, privati di ogni forma di assistenza;
- giustizia: vi era un esercizio interno, che arrivava fino all’espulsione nei casi gravi, ed alla consegna alla giustizia statale nei casi dei reati penali comuni;
- lavoro: la giornata lavorativa era di 11 ore giornaliere; ricordiamo che negli stessi anni in Inghilterra gli operai (che certo non vivevano nelle amenità naturali di San Leucio!) non avevano alcuna garanzia di nessun genere, e le giornate lavorative giungevano fino a 16 ore giornaliere, anche per i fanciulli; inoltre v’era parità assoluta di salario fra uomini e donne.

Non possiamo non ricordare, in tale sede, gli elogi sperticati di cui fu ricoperto Re Ferdinando IV da coloro che poi nel 1799 lo tradiranno senza scrupolo alcuno di riconoscenza e coerenza: anzitutto della nota Eleonora Fonseca Pimentel, “amica” della Regina, che, dopo aver scritto di lui che superava in grandezza addirittura Alessandro Magno e dopo averlo nominato “Novello Numa”, lo definì su “Il Monitore” repubblicano imbecille, vilissimo despota e stupido tiranno…


La mietitura a San Leucio

Naturalmente, dopo il 1860, il sito fu abbandonato a se stesso, e poi come sempre ne venne cancellata la memoria: «I 780 gigli d’argento dorato che facevano parte della fastosa decorazione della sala del Trono di Palazzo Reale a Napoli, usciti da quella filanda, vennero rimossi dai funzionari di casa Savoia e bruciati il 14 settembre 1861. Le 20 libbre d’argento ricavate saranno poi vendute per un pugno di ducati» Ivi, p. 15..

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