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Chi riprese poi la politica
militare marittima fu naturalmente Ferdinando
II: la flotta napoletana si arricchì
delle unità a vapore (“Nettuno”,
“Ferdinando II”, “S. Wenwfrida”),
prima a ruote e poi a elica, divenendo così
una delle più potenti del Mediterraneo.
Nel 1856 furono poi costruite nave con macchine
a bilanciere: “Ferdinando”, “Nettuno”,
“Peloro”, e, col sistema a connessione
diretta e cilindri oscillanti, il “Fulminante”,
il “Veloce”, la “Saetta”,
il “Messaggero” .
Abbiamo visto nella voce a lui dedicata tutte
le notevoli riforme e costruzioni attuate o
avviate da questo grande sovrano; anche in questo
campo si distinse per la sua intrapredenza e
genialità: nel 1834 fu istituito a Pietrarsa
il “Real opificio meccanico Militare”
e la prima “Scuola ingegneri meccanici”
d’Italia, alla quale fu annessa una fabbrica
d’attrezzi e macchine marine per armare
le pirofregate napoletane.
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Pietrarsa,
con i suoi ottocento operai, era il primo
opificio italiano. Inoltre le iniziative
di Ferdinando favorirono anche l’iniziativa
privata: nacquero fabbriche come la Guppy
& Co., la Zino & Herry
e i cantieri e le officine Pattison,
tutte ubicate nel napoletano, che poi
saranno utilizzate dalla Marina Italiana
dopo il 1861. |
Inoltre Ferdinando II fece costruire nel porto
di Napoli anche il primo bacino di raddobbo
in Italia. L’armata di mare aveva intanto
aumentato la sua consistenza con numerose fregate
e pirofregate a ruote da 50 cannoni, vari brigantini
e pirocorvette.
Essa era così composta:
1) Reale Corpo di cannonieri
e marinai, articolato in 16 compagnie
attive da imbarco e due compagnie sedentarie;
2) Reggimento "Real Marina"
(con un organico di 2400 uomini) articolato
in due battaglioni per sei compagnie;
3) Corpo di genio marittimo;
4) Corpo telegrafico;
5) Corpo sanitario;
6) Corpo amministrativo
con tre Dipartimenti (Napoli, Palermo
e Messina).
Organo supremo dell’Armata di Mare era
l’Ammiragliato, retto da un principe di
Borbone fratello del Re, Comandante Generale
dell’Armata di Mare con il grado di vice-ammiraglio,
affiancato da un Consiglio di Ammiragliato.
L’Armata ebbe anche occasione di operare
oltreoceano, in Brasile.
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Gli
ufficiali venivano formati alla Reale
Accademia di Marina, fondata nel 1735,
che possedeva un osservatorio astronomico-nautico
tra i più belli d’Europa;
Ferdinando II nel 1841 la fuse con l’Accademia
militare della Nunziatella, al fine che
i futuri ufficiali di marina venissero
selezionati tra gli alunni del collegio
militare.
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Nel 1848, durante la Prima Guerra di Indipendenza,
Ferdinando II inviò 5 fregate a vapore,
2 a vela, 1 brigantino e vari trasporti con
4.000 soldati, agli ordini di Guglielmo Pepe,
allo scopo di liberare Venezia dagli austriaci;
ma poi la rivoluzione del 15 maggio mandò
tutto a monte, e il Re, come già detto
nella voce a lui dedicata, si ritirò
dalla guerra.
Nel suo brevissimo regno, Francesco II riuscì
a varare la fregata ad elica “Borbone”.
I vascelli dell’Armata di mare erano generalmente
a due ponti di batteria e uno di coperta, e
le loro dimensioni andavano da 50 a 60 metri
di lunghezza e 15-17 di larghezza per una stazza
tra le 3.000 e le 4.500 tonnellate. Le vele
erano a tre alberi, l’armamento a di 60
o 74 cannoni, l’equipaggio di 700-800
unità, dagli ufficiali fino ai servitori,
passando per i cappellani, chirurghi, ecc.
Le fregate erano generalmente a due ponti, uno
a batteria coperta uno scoperta; lunghezza m.
35 circa, larghezza m. 13, stazza 1500-2000
tonnellate; a tre alberi, con 40-44 cannoni,
circa 300 uomini di equipaggio.
Le corvette un solo ponte di coperta, lunghezza
come le fregate ma la larghezza era inferiore
di un paio di metri, la stazza di un migliaio
circa di tonnellate; due alberi, da 20 a 30
cannoni, equipaggio dalle 140 a lle 180 unità
.
L’Armata di mare era talmente grande e
moderna «che per numero di imbarcazioni
(oltre cento tra grandi, medie e piccole), stazza
complessiva, percentuale di legni a vapore e
potenza di fuoco, è non solo di gran
lunga la maggiore fra le flotte militari degli
Stati italiani preunitari ma figura al terzo
posto a livello Mediterraneo preceduta soltanto
da quelle di Inghilterra e Francia» .
È un dato di fatto indiscutibile che
la Marina Italiana nasce dalla aggregazione
progressiva, nel biennio 1860/61, delle Marine
preunitarie (Sarda, Napoletana e Toscana) cui
si aggiungono gli uomini della Marina Garibaldina
e due unità pontificie di preda bellica,
recuperate nel porto di Ancona. Alla data di
proclamazione del Regno la flotta era composta
di 97 navi di cui 79 operative; di queste ultime
22 erano ad elica, 35 a ruote e 22 a vela: provenivano
32 dalla Marina Sarda, 8 dalla Toscana, 2 dalla
Pontificia e 37 dalla Marina delle Due Sicilie
(24 dalla Napoletana e 13 dalla Siciliana).
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