Real Casa di Borbone delle Due Sicilie Storia e Documenti
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L’Armata di mare,
Gloria dei Borbone delle Due Sicilie

Così scrive Arturo Faraone: «Si trattava di un vero “cantiere modello” per l’epoca: venivano impiegati i nuovi procedimenti tecnici della rivoluzione industriale agli albori e si formarono, così, maestranze locali altamente qualificate, che conquistarono fama di eccellenti costruttori navali. Sotto la dinastia borbonica furono varati, dal Cantiere di Castellammare, unità navali tra le più moderne e veloci dell’epoca, quali le fregate Partenope, Ercole, Archimede, Carlo III, Sannita ed Ettore Fieramosca, dotate di macchine da 300 cavalli. Nel solo ventennio che va dal 1840 al 1860, dal varo del brigantino Generoso al varo della fregata mista Borbone, fu varato un totale di oltre 43.000 tonnellate di naviglio, tra vascelli, fregate, cannoniere, brigantini e cavafondi. Il Cantiere di Castellammare continuò la sua gloriosa attività anche dopo l’unità d'Italia. È appena il caso di ricordare che dagli scali del glorioso Cantiere stabiese furono varate le due navi scuola della Marina Militare italiana: la Cristoforo Colombo nel 1928 e l'Amerigo Vespucci nel 1931. Quest'ultima, ancora oggi, desta stupore e meraviglia quando si presenta nei porti di tutto il mondo durante le crociere di addestramento degli allievi ufficiali dell’Accademia navale di Livorno»  A. FARAONE, La Real Marina delle Due Sicilie, presentazione in occasione della visita all’Istituto di Studi Militari Marittimi di S.A.R. Carlo di Borbone delle Due Sicilie, Duca di Calabria. In particolare a questo lavoro ci ispiriamo per la presente ricostruzione..

Come prova del valore che la flotta stava assumendo anche a livello internazionale, basti ricordare che nel 1784 partecipò assieme a quelle di Spagna, Malta e Portogallo ad un’azione combinata contro le fortificazioni barbaresche di Algeri; ma soprattutto si distinse nell’assedio di Tolone del 1793: Ferdinando mise a disposizione della Prima Coalizione antifrancese tre vascelli (il Guiscardo, il Sannita e il Tancredi, quest’ultimo comandato da Francesco Caracciolo), quattro fregate (l’Aretusa, il Minerva, il Sibilla e il Sirena), due brigantini, ed un contingente di 6.500 uomini armati con i nuovi fucili modello 1788, che si distinsero nei tre mesi d’assedio al punto da suscitare l’ammirazione dello stesso Napoleone.


La flotta in fiamme. La ricostruzione

Ma la tragedia era alle porte. Nelle precedenti voci di questo sito, abbiamo dato notizia dei tragici e gloriosi eventi che accaddero nel 1799 (vedi le voci: “Ferdinando IV e “Le insorgenze filoborboniche”), che videro, nel corso della guerra contro i napoleonici, nel giro di sei mesi la perdita del Regno da parte di Ferdinando (con la nascita dell’effimera Repubblica Partenopea), e la sua riconquista ad opera degli insorgenti al seguito del Cardinale Ruffo.
Durante il corso di questi eventi travolgenti, fra le altre sciagure, accadde anche che Ferdinando fu convinto da Orazio Nelson (altro inglese a Corte oltre l’Acton), presente a Napoli in veste di “amico protettore”, ad incendiare l’intera flotta di stanza a Napoli e Castellammare, affinché non finisse nelle mani dei napoleonici che stavano per entrare nella capitale. Il tragico spettacolo cui assistettero tutti i napoletani il 9 gennaio 1799 non fu più dimenticato. Nel golfo, all’improvviso, l’intera gloriosa flotta era in fiamme dinanzi ai loro occhi sconvolti e affranti. Si può discutere finché si vuole (come è sempre avvenuto) sul fatto che è prassi d’uso in guerra distruggere i propri armamenti (e non solo quelli) quando stanno per finire nelle mani del nemico: fatto sta che annientare la flotta del Regno di Napoli era sicuramente un evento che avvantaggiava enormemente il predominio inglese sul Mediterraneo, oltre a gettare ancor più il Regno sotto il controllo britannico.
In ogni caso, come è noto Ferdinando dovette riparare di nuovo in Sicilia dal 1806 al 1815, e solo in quell’anno poté tornare a Napoli e riprendere nelle sue mani il governo effettivo del Regno, ora denominato delle Due Sicilie. Subito cominciò a riorganizzare le sue forze armate (l’esperienza degli ultimi venti anni aveva lasciato il segno), e in particolare la Marina. Si varò il primo piroscafo a vapore del Mediterraneo il 24 giugno 1818; vennero poi pubblicate le “Ordinanze Generali della Real Marina”, relative e l’organizzazione dell’Armata di Mare, comprese le disposizioni di carattere generale sulle uniformi. In soli quattro anni la Marina era giunta ad allineare tre divisioni con una settantina di legni da guerra di tutte le stazze.
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