 |
Ogni reggimento di artiglieria
era composto da 2 battaglioni divisi in 4 brigate,
ognuna formata da 4 battaglioni, a loro volta
composte da 4 compagnie di 51 uomini ciascuna.
Nel complesso, si passò dai 34.000 uomini
dei tempi del Tanucci a 58.000 unità,
comprese le forze provinciali .
Particolare del fucile di Carlo di Borbone
|
Acton
si occupò anche della flotta, che
nel 1799 risultava costituita da 28 “Legni
Quadri” e 120 “Legni Sottili”.
Purtroppo, durante i giorni dell’invasione
dello Championnet, l’8 gennaio 1799
per ordine del Nelson essa fu incendiata
completamente nel Golfo di Napoli, affinché
non cadesse in mano nemica (vedi la voce
dedicata alla “Armata di mare”).
Dopo la parentesi francese, Ferdinando
(ora I come Re delle Due Sicilie) volle
agire con prudenza e si limitò
a cambiare il nome della “Scuola
Reale Politecnica e Militare” fondata
dal Murat in “Real Istituto Politecnico
Militare”.
Con la Restaurazione e la fusione dei
due Regni in “Regno delle Due Sicilie”,
si ebbe anche la fusione completa delle
forze armate napoletane e siciliane. In
questi ultimi anni del Regno di Ferdinando
I e poi sotto Francesco I, ci si preoccupò
soprattutto della ricostruzione della
flotta, ma si pervenne anche a modifiche
degli Istituti di formazione militare. |
Il
1° gennaio 1819 si emanò un nuovo
ordinamento che prevedeva tre stabilimenti:
il “Real Collegio Militare”, con
sede a Pizzofalcone (la Nunziatella), con il
compito di fornire ufficiali di artiglieria,
al genio ed allo Stato Maggiore;
la “Reale
Accademia Militare”, con sede a San Giovanni
a Carbonara, che doveva fornire ufficiali per
tutti gli altri Corpi e servire da scuola preparatoria
al “Real Collegio Militare”; le
“Scuole Militari”, con il compito
di fornire sottoufficiali e di servire da scuole
preparatorie alla “Reale Accademia Militare”.
Ma nel
1821, dopo i moti rivoluzionari dell’anno
precedente che avevano visto una certa
partecipazione attiva degli ufficiali,
Ferdinando I decise di revocare l’ordinamento
del 1819 e di lasciare in vita solo
la Nunziatella, sebbene notevolmente
ridotta e “controllata”.
La
riforma di Ferdinando II
Le cose
cambiarono notevolmente (come per tutti
gli altri campi, del resto), con l’ascesa
al Trono di Ferdinando II nel 1830.
|

Spalline da Capitano Comandante
del 1° Reggimento della Fanteria di
Linea
|
Egli attuò
una radicale e generale riforma delle forze armate
di terra (con il prezioso contributo del Principe
Carlo Filangieri di Satriano),
in virtù
della quale
esse risultavano
– negli ultimi anni del Regno – così
strutturate:

Uniforme di Brigadiere Generale
1830-'60 |
STATO
MAGGIORE: Compagnia Guide dello Stato
Maggiore (1 a piedi e 1 a cavallo);
REALI GUARDIE DEL CORPO: 1 compagnia a
cavallo e 1 a piedi;
GUARDIA D’ONORE: uno squadrone per
ogni provincia del Regno;
CORPI GUARDIA REALE: 1 Brigata Granatieri,
1 Reggimento Tiragliatori, 1 Brigata Cavalleria
Leggiera, 1° e 2° Reggimento Ussari;
FANTERIA DI LINEA: Reggimenti: Re, Regina,
Principe, Principessa, Borbone, Farnese,
Napoli, Calabria, Puglia, Abruzzo, Palermo,
Messina, Lucania, e 12 reggimenti di Cacciatori
di Linea;
TRUPPE SVIZZERE: 4 Reggimenti di Fanteria,
1 Corpo di Artiglieria, 13° Reggimento
Cacciatori di Linea;
CAVALLERIA DI LINEA: 2 Reggimenti Dragoni
(Re e Regina), 2 Reggimenti Lancieri,
1 Reggimento Carabinieri, 1 Reggimento
Cacciatori;
REGGIMENTI REALI VETERANI – ARTIGLIERIA:
2 Reggimenti (Re e Regina), 1 Compagnia
di Artiglieria a cavallo, 1 Brigata di
Artefici, 1 Battaglione del Treno e del
Corpo degli Artiglieri Litorali;
CORPO REALE DEL GENIO: Officio Topografico,
1 Battaglione Zappatori-Minatori e Pionieri,
Officio Fortificazioni. |
Nel
complesso, «l’esercito napoletano
raggiunse un alto grado di efficienza ed un
consistente numero, sino a 100.000/110.000
uomini circa in caso di guerra, che garantì
la dinastia da tutti i tentativi di abbatterla
messi in opera dai liberali» .
Al
momento dell’invasione garibaldina,
l’esercito contava «oltre
120.000 effettivi tra Guardia reale,
fanteria, cavalleria, artiglieria
e genio, dotato di armi di primordine,
convenientemente addestrato, supportato
da strutture logistiche di buon livello».
Da parte sua, l’Armata di mare
era talmente grande e moderna «che
per numero di imbarcazioni (oltre
cento tra grandi, medie e piccole),
stazza complessiva, percentuale di
legni a vapore e potenza di fuoco,
è non solo di gran lunga la
maggiore fra le flotte militari degli
Stati italiani preunitari ma figura
al terzo posto a livello Mediterraneo
preceduta soltanto da quelle di Inghilterra
e Francia» .
|

Un cortile della Nunziatella (litografia
del primo Ottocento) e la lapide che
ricorda la fondazione dell'accademia
(ora liceo militare)
|
Del resto,
i reparti fedeli alla Corona seppero ben riscattare
il disonore di tanti traditori con l’eroica
resistenza delle fortezze di Messina, Civitella
del Tronto e Gaeta, e poi per anni durante
la guerra civile meridionale in difesa dei
diritti di legittimità di Francesco
II di Borbone delle Due Sicilie.
|