Real Casa di Borbone delle Due Sicilie Storia e Documenti
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L’esercito e le Accademie militari.
La Nunziatella

Ogni reggimento di artiglieria era composto da 2 battaglioni divisi in 4 brigate, ognuna formata da 4 battaglioni, a loro volta composte da 4 compagnie di 51 uomini ciascuna.
Nel complesso, si passò dai 34.000 uomini dei tempi del Tanucci a 58.000 unità, comprese le forze provinciali S. FEDELE, L’Esercito e l’Armata di mare da Carlo III a Ferdinando, in: S. FEDELE-S. SERIO, L’Armata di mare di Sua Maestà il Re del Regno delle Due Sicilie, il Gabbiano, Messina 1997, p. 4..

Particolare del fucile di Carlo di Borbone

Acton si occupò anche della flotta, che nel 1799 risultava costituita da 28 “Legni Quadri” e 120 “Legni Sottili”. Purtroppo, durante i giorni dell’invasione dello Championnet, l’8 gennaio 1799 per ordine del Nelson essa fu incendiata completamente nel Golfo di Napoli, affinché non cadesse in mano nemica (vedi la voce dedicata alla “Armata di mare”).
Dopo la parentesi francese, Ferdinando (ora I come Re delle Due Sicilie) volle agire con prudenza e si limitò a cambiare il nome della “Scuola Reale Politecnica e Militare” fondata dal Murat in “Real Istituto Politecnico Militare”.
Con la Restaurazione e la fusione dei due Regni in “Regno delle Due Sicilie”, si ebbe anche la fusione completa delle forze armate napoletane e siciliane. In questi ultimi anni del Regno di Ferdinando I e poi sotto Francesco I, ci si preoccupò soprattutto della ricostruzione della flotta, ma si pervenne anche a modifiche degli Istituti di formazione militare.

Il 1° gennaio 1819 si emanò un nuovo ordinamento che prevedeva tre stabilimenti: il “Real Collegio Militare”, con sede a Pizzofalcone (la Nunziatella), con il compito di fornire ufficiali di artiglieria, al genio ed allo Stato Maggiore; la “Reale Accademia Militare”, con sede a San Giovanni a Carbonara, che doveva fornire ufficiali per tutti gli altri Corpi e servire da scuola preparatoria al “Real Collegio Militare”; le “Scuole Militari”, con il compito di fornire sottoufficiali e di servire da scuole preparatorie alla “Reale Accademia Militare”.

Ma nel 1821, dopo i moti rivoluzionari dell’anno precedente che avevano visto una certa partecipazione attiva degli ufficiali, Ferdinando I decise di revocare l’ordinamento del 1819 e di lasciare in vita solo la Nunziatella, sebbene notevolmente ridotta e “controllata”.

La riforma di Ferdinando II

Le cose cambiarono notevolmente (come per tutti gli altri campi, del resto), con l’ascesa al Trono di Ferdinando II nel 1830.


Spalline da Capitano Comandante
del 1° Reggimento della Fanteria di Linea

Egli attuò una radicale e generale riforma delle forze armate di terra (con il prezioso contributo del Principe Carlo Filangieri di Satriano),  in virtù della quale  esse risultavano – negli ultimi anni del Regno – così strutturate:


Uniforme di Brigadiere Generale
1830-'60

STATO MAGGIORE: Compagnia Guide dello Stato Maggiore (1 a piedi e 1 a cavallo);
REALI GUARDIE DEL CORPO: 1 compagnia a cavallo e 1 a piedi;
GUARDIA D’ONORE: uno squadrone per ogni provincia del Regno;
CORPI GUARDIA REALE: 1 Brigata Granatieri, 1 Reggimento Tiragliatori, 1 Brigata Cavalleria Leggiera, 1° e 2° Reggimento Ussari;
FANTERIA DI LINEA: Reggimenti: Re, Regina, Principe, Principessa, Borbone, Farnese, Napoli, Calabria, Puglia, Abruzzo, Palermo, Messina, Lucania, e 12 reggimenti di Cacciatori di Linea;
TRUPPE SVIZZERE: 4 Reggimenti di Fanteria, 1 Corpo di Artiglieria, 13° Reggimento Cacciatori di Linea;
CAVALLERIA DI LINEA: 2 Reggimenti Dragoni (Re e Regina), 2 Reggimenti Lancieri, 1 Reggimento Carabinieri, 1 Reggimento Cacciatori;
REGGIMENTI REALI VETERANI – ARTIGLIERIA: 2 Reggimenti (Re e Regina), 1 Compagnia di Artiglieria a cavallo, 1 Brigata di Artefici, 1 Battaglione del Treno e del Corpo degli Artiglieri Litorali;
CORPO REALE DEL GENIO: Officio Topografico, 1 Battaglione Zappatori-Minatori e Pionieri, Officio Fortificazioni.

Nel complesso, «l’esercito napoletano raggiunse un alto grado di efficienza ed un consistente numero, sino a 100.000/110.000 uomini circa in caso di guerra, che garantì la dinastia da tutti i tentativi di abbatterla messi in opera dai liberali» FIORENTINO, op. cit., p. 94..

Al momento dell’invasione garibaldina, l’esercito contava «oltre 120.000 effettivi tra Guardia reale, fanteria, cavalleria, artiglieria e genio, dotato di armi di primordine, convenientemente addestrato, supportato da strutture logistiche di buon livello». Da parte sua, l’Armata di mare era talmente grande e moderna «che per numero di imbarcazioni (oltre cento tra grandi, medie e piccole), stazza complessiva, percentuale di legni a vapore e potenza di fuoco, è non solo di gran lunga la maggiore fra le flotte militari degli Stati italiani preunitari ma figura al terzo posto a livello Mediterraneo preceduta soltanto da quelle di Inghilterra e Francia» FEDELE, op. cit., p. 3..


Un cortile della Nunziatella (litografia del primo Ottocento) e la lapide che ricorda la fondazione dell'accademia (ora liceo militare)

Del resto, i reparti fedeli alla Corona seppero ben riscattare il disonore di tanti traditori con l’eroica resistenza delle fortezze di Messina, Civitella del Tronto e Gaeta, e poi per anni durante la guerra civile meridionale in difesa dei diritti di legittimità di Francesco II di Borbone delle Due Sicilie.

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