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Si
dice addirittura che a Fenestrelle tolsero i
vetri dalle prigioni per far loro soffrire più
il freddo e convincerli ad accettare di entrare
nel nuovo esercito, ma non vi fu niente da fare.
Alla fine dell'ottobre del 1861 il solo Campo
di concentramento di S. Maurizio presso Torino
rinchiudeva 12.447 ex-militari borbonici e secondo
La Civiltà Cattolica
altri 12.000 erano sparsi in altri carceri.
Al 30 giugno 1861 risultavano renitenti alla
leva ben 52.000 uomini .
Anche la stessa Gran Bretagna iniziò
ad inquietarsi. Il console inglese a Napoli
- sempre favorevole al Risorgimento - Bonham,
affermò che nelle carceri napoletane
vi erano almeno 20.000 prigionieri ammassati
(ma altri parlavano di 80.000), in paurose condizioni
di inciviltà, sporcizia e fame e moltissimi
erano coloro che attesero il processo per anni:
ne nacque a Londra un dibattito parlamentare,
e furono inviati a verificare lord Seymour e
sir Winston Barron, che confermarono tutte le
denunce giunte al Parlamento inglese .
Sotto il governo Rattazzi, il ministro degli
esteri, Giacomo Durando, aveva avviato trattative
col Portogallo per istituire bagni penali nelle
colonie d'Asia e Mozambico, anche al fine dichiarato
di avviare con questa scusa processi coloniali
nazionali; ma non se ne fece nulla per l'opposizione
della Francia .
Quanto avvenne fu duramente condannato dagli
stessi protagonisti del Risorgimento, da Mazzini
a Ferrari, da Settembrini a d'Azeglio: i loro
giudizi sono durissimi contro la politica repressiva
adottata nel Meridione.
A nome di tutti, riportiamo il giudizio di un
uomo che certamente non poteva definirsi amico
dei Borboni. Scrisse Napoleone III al gen. Fleury:
«Ho scritto a Torino
le mie rimostranze; i dettagli di cui veniamo
a conoscenza sono tali da far ritenere che essi
alieneranno tutti gli onesti dalla causa italiana
[poi racconta alcuni episodi di cui era venuto
a conoscenza, come la fucilazione per chi venisse
preso con "troppo" pane addosso e
conclude] I Borboni non hanno mai fatto cose
simili. Napoleone» .
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