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Scrive Carlo Alianello
riguardo le riforme e le innovazioni di Ferdinando
II. «Volle strade,
volle porti, volle bonifiche, ospizi e banche;
poco sopportava una borghesia saccente e rapace,
la cosiddetta borghesia dotta, i "galantuomini"
. Cercò piuttosto
di creare una borghesia che mirasse al sodo.
Non fu fortunato per la ragione che nel Napoletano
altra borghesia non esisteva che quella delle
professioni e degli studi, "pennaruli e
pagliette", quelli che avevano cacciato
suo nonno da Napoli, legati a fil doppio allo
straniero per sole ragioni ideologiche che il
Re, come re, non capiva; e l'avida schiera dei
proprietari terrieri». Dice F.
Durelli
che «In quattro
anni soltanto, dal 1850 al 1854, furono reintegrati
nei demani comunali più di 108.950 moggia
di terreni usurpati e divisi in sorte ai bisognosi
agricoltori»; continua Alianello:
«Riporto dall'Almanacco
reale del Regno delle Due Sicilie del 1854,
dopo una lunga e particolareggiata lista d'istituti
di credito e beneficenza, la seguente nota:
"Si ha, oltre i luoghi pii ecc. ecc., pei
domini continentali un totale di 761 di stabilimenti
diversi di beneficenza, oltre 1131 monti frumentarii,
ed oltre de' monti pecuniari, delle casse agrarie
e di prestanza e degli asili infantili"
(
) Per sua volontà si badò
a costruire strade, che dalle 1505, quante se
ne assommavano nel 1828, erano divenute nel
1855 la bellezza di 4587 miglia. E non straduzze
da poco..». Erano l'Amalfitana,
la Sorrentina, la Frentana, che fu interrotta
per l'arrivo dei "liberatori"; l'hanno
finita solo cento anni dopo. Poi la costiera
adriatica, la Sora-Roma, l'Appulo-sannitica,
che collegava Abruzzi e Capitanata, l'Aquilonia,
che collegava Tirreno e Adriatico, la Sannita,
da Campobasso a Termoli. Continua Durelli: «In
breve dal '52 al '56, che sono solo quattro
anni, furono costruite 76 strade nuove, di conto
regio, provinciale e comunale. Moltissimi i
ponti, e fra tutti il ponte sul Garigliano,
sospeso a catene di ferro, che fu il primo di
questa foggia in Italia, e tra i primissimi
in Europa. Eppoi le bonifiche, l'inalveazione
del fiume Pelino, la colmata dei pantani del
lago di Salpi, la bonifica delle paludi campane
(
) In 30 anni, la marina a vela raddoppiata,
la marina a vapore creata dal nulla, che nel
1855 contava 472 navi, per 108.543 tonnellate,
più 6 piroscafi a ruota, 6913 tonnellate
di barchi diversi. E le scuole, i collegi nautici,
le industrie».
Scrive Marta Petrusewicz, fornendo un quadro
del suo regno, «(
)
la popolazione in crescita, la tassazione ed
il sistema doganale meglio regolati, ed il governo
impegnato in un intervento intelligente di costruzione
delle ferrovie e strade, manifatture reali e
prigioni moderne»
.
Per capire ancora meglio il personaggio, leggiamo
quanto scrive lo zuavo pontificio (parla quindi
per esperienza diretta) irlandese P.K. O'Clery,
nella sua celebre opera sul Risorgimento
. Appena salito al Trono, Ferdinando II concesse
l'amnistia generale e così si regolava
nelle sue azioni: «Per
introdurre criteri di economia nelle finanze,
Ferdinando ridusse di molto il proprio appannaggio,
abolì diversi uffici inutili e alcune
delle prerogative reali. Semplificò le
procedure nelle Corti di giustizia, sostituì
l'impopolare viceré di Sicilia, nominando
suo fratello a tale carica e, allorquando viaggiava
per il Regno, proibiva alle municipalità
di farvi preparativi costosi per la sua venuta,
accettando l'ospitalità di qualche residente,
o prendendo dimora nella locanda di un villaggio
o in un convento francescano. Non c'è
da stupirsi che fosse un sovrano popolare».
Da ricordare v'è anche che egli aderì
nel 1838 agli accordi franco-britannici contro
la tratta dei negri e sempre nello stesso anno
stabilì pene severissime contro i duelli
(sia la detenzione che la decadenza dagli ordini
cavallereschi), anche per i padrini. Concesse
l'aministia per i detenuti per ragioni politiche
in Sicilia e grande autonomia giuridica ed amministativa
all'isola; seguì inoltre personalmente
la lotta alla feudalità. L'economia fu
in continua crescita
, e grande sviluppo ebbe la marina mercantile
.
Prendiamo ad esempio anche quanto scrive Angela
Pellicciari
. Nel Regno delle Due Sicilie, le spese previste
sono sistematicamente superiori alle effettive;
non si pagano tasse di successione, tasse sugli
atti delle società per azioni e su quelli
degli istituti di credito; il debito pubblico
è minimo, l'imposta fondiaria lievissima,
la Sicilia è esente dalla leva militare,
dall'imposta sul sale e dal monopolio del tabacco;
inoltre Ferdinando, come si trova scritto nella
rivista "L'Armonia", ha «stabilito
nei maggiori centri della popolazione monti
frumentari per somministrare grano agli agricoltori
da seminare e per mantenersi colle loro famiglie,
tagliando così in pari tempo le gambe
all'usura». |