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Ferdinando II delle Due Sicilie:
un grande Sovrano

Scrive Carlo Alianello C. ALIANELLO, La conquista del Sud. Il Risorgimento nell'Italia meridionale (1972), Rusconi, Milano 1998, pp. 121-126. riguardo le riforme e le innovazioni di Ferdinando II. «Volle strade, volle porti, volle bonifiche, ospizi e banche; poco sopportava una borghesia saccente e rapace, la cosiddetta borghesia dotta, i "galantuomini" E questa fu la sua grande "colpa". Fu un Re, ma non un "re borghese", come andava di moda a quei tempi. Fu un Re al servizio dei bisogni del suo popolo, e non degli interessi di quella classe "intellettualoide" che aveva aperto il Regno all'invasione del nemico francese e aveva di poi amoreggiato con l'usurpatore murattiano. . Cercò piuttosto di creare una borghesia che mirasse al sodo. Non fu fortunato per la ragione che nel Napoletano altra borghesia non esisteva che quella delle professioni e degli studi, "pennaruli e pagliette", quelli che avevano cacciato suo nonno da Napoli, legati a fil doppio allo straniero per sole ragioni ideologiche che il Re, come re, non capiva; e l'avida schiera dei proprietari terrieri». Dice F. Durelli F. DURELLI, Cenno storico di Ferdinando II, Re del Regno delle Due Sicilie, Stamperia Reale, Napoli 1859. che «In quattro anni soltanto, dal 1850 al 1854, furono reintegrati nei demani comunali più di 108.950 moggia di terreni usurpati e divisi in sorte ai bisognosi agricoltori»; continua Alianello: «Riporto dall'Almanacco reale del Regno delle Due Sicilie del 1854, dopo una lunga e particolareggiata lista d'istituti di credito e beneficenza, la seguente nota: "Si ha, oltre i luoghi pii ecc. ecc., pei domini continentali un totale di 761 di stabilimenti diversi di beneficenza, oltre 1131 monti frumentarii, ed oltre de' monti pecuniari, delle casse agrarie e di prestanza e degli asili infantili" (…) Per sua volontà si badò a costruire strade, che dalle 1505, quante se ne assommavano nel 1828, erano divenute nel 1855 la bellezza di 4587 miglia. E non straduzze da poco..». Erano l'Amalfitana, la Sorrentina, la Frentana, che fu interrotta per l'arrivo dei "liberatori"; l'hanno finita solo cento anni dopo. Poi la costiera adriatica, la Sora-Roma, l'Appulo-sannitica, che collegava Abruzzi e Capitanata, l'Aquilonia, che collegava Tirreno e Adriatico, la Sannita, da Campobasso a Termoli. Continua Durelli: «In breve dal '52 al '56, che sono solo quattro anni, furono costruite 76 strade nuove, di conto regio, provinciale e comunale. Moltissimi i ponti, e fra tutti il ponte sul Garigliano, sospeso a catene di ferro, che fu il primo di questa foggia in Italia, e tra i primissimi in Europa. Eppoi le bonifiche, l'inalveazione del fiume Pelino, la colmata dei pantani del lago di Salpi, la bonifica delle paludi campane (…) In 30 anni, la marina a vela raddoppiata, la marina a vapore creata dal nulla, che nel 1855 contava 472 navi, per 108.543 tonnellate, più 6 piroscafi a ruota, 6913 tonnellate di barchi diversi. E le scuole, i collegi nautici, le industrie».
Scrive Marta Petrusewicz, fornendo un quadro del suo regno, «(…) la popolazione in crescita, la tassazione ed il sistema doganale meglio regolati, ed il governo impegnato in un intervento intelligente di costruzione delle ferrovie e strade, manifatture reali e prigioni moderne» M. PETRUSEWICZ, Come il Meridione divenne una questione, Rubbettino, Catanzaro 1998, p. 37. .
Per capire ancora meglio il personaggio, leggiamo quanto scrive lo zuavo pontificio (parla quindi per esperienza diretta) irlandese P.K. O'Clery, nella sua celebre opera sul Risorgimento P.K. O' CLERY, La Rivoluzione italiana. Come fu fatta l'unità della nazione, (I ed. 1875, 1892), Ed. Ares, Milano 2000, pp. 95-96. . Appena salito al Trono, Ferdinando II concesse l'amnistia generale e così si regolava nelle sue azioni: «Per introdurre criteri di economia nelle finanze, Ferdinando ridusse di molto il proprio appannaggio, abolì diversi uffici inutili e alcune delle prerogative reali. Semplificò le procedure nelle Corti di giustizia, sostituì l'impopolare viceré di Sicilia, nominando suo fratello a tale carica e, allorquando viaggiava per il Regno, proibiva alle municipalità di farvi preparativi costosi per la sua venuta, accettando l'ospitalità di qualche residente, o prendendo dimora nella locanda di un villaggio o in un convento francescano. Non c'è da stupirsi che fosse un sovrano popolare». Da ricordare v'è anche che egli aderì nel 1838 agli accordi franco-britannici contro la tratta dei negri e sempre nello stesso anno stabilì pene severissime contro i duelli (sia la detenzione che la decadenza dagli ordini cavallereschi), anche per i padrini. Concesse l'aministia per i detenuti per ragioni politiche in Sicilia e grande autonomia giuridica ed amministativa all'isola; seguì inoltre personalmente la lotta alla feudalità. L'economia fu in continua crescita "malgrado le oscillazioni, la politica economica borbonica fu di una continuità notevole". PETRUSEWICZ, op. cit., p. 72. , e grande sviluppo ebbe la marina mercantile CONIGLIO, op. cit., pp. 340-342. .
Prendiamo ad esempio anche quanto scrive Angela Pellicciari A. PELLICCIARI, L'altro Risorgimento. Una guerra di religione dimenticata, Ed. Piemme, Casal Monferrato 2000, pp. 181-182. . Nel Regno delle Due Sicilie, le spese previste sono sistematicamente superiori alle effettive; non si pagano tasse di successione, tasse sugli atti delle società per azioni e su quelli degli istituti di credito; il debito pubblico è minimo, l'imposta fondiaria lievissima, la Sicilia è esente dalla leva militare, dall'imposta sul sale e dal monopolio del tabacco; inoltre Ferdinando, come si trova scritto nella rivista "L'Armonia", ha «stabilito nei maggiori centri della popolazione monti frumentari per somministrare grano agli agricoltori da seminare e per mantenersi colle loro famiglie, tagliando così in pari tempo le gambe all'usura».

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