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L’armamento
individuale dell’esercito borbonico
La
prima fabbrica d’armi voluta da Carlo
di Borbone fu quella su citata di Torre Annunziata,
già attiva nel 1760. Fino ad allora,
ed ancora nei decenni del governo del Tanucci
(che non curò mai molto l’aspetto
militare del Regno), per quanto concerne le
armi si ricorreva spesso ad importazioni dall’estero
(è nota l’importazione di 15.000
fucili dalla Germania) .

Produzione Real Fabrica di Armi Bianche |
Scrive
G. Fiorentino che è stato: «(…)
scovato anni fa nei depositi di Capodimonte
un fucile di fanteria di questo periodo,
ispirato al modello 1754 d’ordinanza
dell’esercito austriaco, ma con
il meccanismo d’accensione della
polvere da sparo alla micheletta, tipico
delle armi napoletane del ‘700,
e con parafiamma laterale allo scodellino
come nel fucile asburgico.
Quest’arma fu in dotazione molto
probabilmente tra la metà degli
anni ’80 e la fine del XVIII secolo»
.
Anche la cavalleria era armata con una
grossa e pesante pistola sempre di ispirazione
austriaca.
«Gli ufficiali dei corpi a piedi
avevano spade con impugnature tipiche
dell’epoca, frequentemente con scritte
inneggianti al sovrano incise sulla lama.
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Alla
truppa venivano fornite, oltre il fucile, baionette
a manicotto e ghiera che venivano innestate
sulla canna e bloccate da un anello girevole,
la ghiera, grazie ad un fermo posto al di sotto
del tratto terminale della canna. Le compagnie
granatieri portavano agganciate al lato sinistro
del cinturino delle daghe che (…) avevano
l’impugnatura crociera ed il pomo a forma
di testa, di cane, di leone. I sottoufficiali
erano dotati di una daga più lunga e
larga, con un grosso pomo a testa di leone (…)
I Cacciatori Reali oltre alla baionetta, avevano
alla cintura un grosso coltellaccio con impugnatura
d’osso e larga lama, su cui erano incisi
i tre gigli dorati, marchio della Real Fabbrica
d’Armi…» .
Vi
era anche il reggimento Real Macedonia,
formato da macedoni e albanesi, che indossavano
uniformi simili ai loro costumi natii,
cinte da una lunga e pesante spada diritta.
Mentre le due compagnie Alabardieri del
Real Palazzo – quella di Napoli
e quella di Palermo – avevano oltre
alla spada una corta alabarda su cui era
inciso il blasone dei Borbone. |
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Nel 1788 fu varato un nuovo fucile, la carabina
per Cacciatori, quella per la cavalleria e le
pistole per le truppe montate. Invece nel 1800
Ferdinando IV, restaurato sul Trono dopo la
breve parentesi della Repubblica Partenopea,
emise un nuovo regolamento sul vestiario e l’armamento,
che prevedeva l’inserimento del cangiarro,
arma da fianco di origine turco-caucasica.
Dopo il 1815 Ferdinando (ormai I come Re delle
Due Sicilie) volle fondere i due eserciti napoletano
e siciliano, e ciò provocò inizialmente
una profonda eterogeneità d’armamentario,
finché egli non decise intelligentemente
di uniformare il tutto stabilendo l’adozione
dei soli modelli francesi per tutto l’esercito.
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Si
ebbero allora quattro modelli di fucile:
«quello da 40 pollici (40’),
lungo m. 1,47, in dotazione alle compagnie
fucilieri dei reggimenti di fanteria di
linea ed ai battaglioni Cacciatori; quello
da 38’, lungo 1,415, fornito alla
compagnie granatieri e cacciatori dei
reggimenti di fanteria di linea; il moschetto
da 28’ a cassa lunga e cassa corta,
lungo m. 1,145, assegnato alle Guardie
del Corpo a cavallo, alla Gendarmeria
a cavallo e a piedi, all’artiglieria,
al Genio, agli istituti militari, ai veterani;
la carabina da 22’, lunga cm. 95,
in dotazione alla cavalleria di linea
… |
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Tutte
le truppe a piedi, armate di fucile o moschetto
erano equipaggiate di baionetta a manicotto
e ghiera. I reggimenti di fanteria della Guardia
Reale, le compagnie Granatieri dei reggimenti
di fanteria di linea, i gendarmi a piedi, gli
Artiglieri, i battaglioni del Genio, gli istituti
militari, i veterani i quattro reggimenti Svizzeri
erano altresì forniti di sciabola briquet
di fanteria (…) Le compagnie Cacciatori
e Fucilieri dei reggimenti di fanteria di linea
ed i battaglioni Cacciatori erano equipaggiati
della sola baionetta» . |