Real Casa di Borbone delle Due Sicilie Storia e Documenti
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Storia

 
 
Le Armi.

L’armamento individuale dell’esercito borbonico

La prima fabbrica d’armi voluta da Carlo di Borbone fu quella su citata di Torre Annunziata, già attiva nel 1760. Fino ad allora, ed ancora nei decenni del governo del Tanucci (che non curò mai molto l’aspetto militare del Regno), per quanto concerne le armi si ricorreva spesso ad importazioni dall’estero (è nota l’importazione di 15.000 fucili dalla Germania) Cfr. G. FIORENTINO, Cenni sull’armamento individuale dell’esercito borbonico 1734-1860, in: ivi, pp. 89 e sgg. Riprendiamo da tale importante e puntuale studio le notizie sulle principali armi..

Produzione Real Fabrica di Armi Bianche

Scrive G. Fiorentino che è stato: «(…) scovato anni fa nei depositi di Capodimonte un fucile di fanteria di questo periodo, ispirato al modello 1754 d’ordinanza dell’esercito austriaco, ma con il meccanismo d’accensione della polvere da sparo alla micheletta, tipico delle armi napoletane del ‘700, e con parafiamma laterale allo scodellino come nel fucile asburgico.
Quest’arma fu in dotazione molto probabilmente tra la metà degli anni ’80 e la fine del XVIII secolo
»
Ivi, p. 90.. Anche la cavalleria era armata con una grossa e pesante pistola sempre di ispirazione austriaca.
«Gli ufficiali dei corpi a piedi avevano spade con impugnature tipiche dell’epoca, frequentemente con scritte inneggianti al sovrano incise sulla lama.

Alla truppa venivano fornite, oltre il fucile, baionette a manicotto e ghiera che venivano innestate sulla canna e bloccate da un anello girevole, la ghiera, grazie ad un fermo posto al di sotto del tratto terminale della canna. Le compagnie granatieri portavano agganciate al lato sinistro del cinturino delle daghe che (…) avevano l’impugnatura crociera ed il pomo a forma di testa, di cane, di leone. I sottoufficiali erano dotati di una daga più lunga e larga, con un grosso pomo a testa di leone (…) I Cacciatori Reali oltre alla baionetta, avevano alla cintura un grosso coltellaccio con impugnatura d’osso e larga lama, su cui erano incisi i tre gigli dorati, marchio della Real Fabbrica d’Armi…» Ibidem..
Vi era anche il reggimento Real Macedonia, formato da macedoni e albanesi, che indossavano uniformi simili ai loro costumi natii, cinte da una lunga e pesante spada diritta.
Mentre le due compagnie Alabardieri del Real Palazzo – quella di Napoli e quella di Palermo – avevano oltre alla spada una corta alabarda su cui era inciso il blasone dei Borbone.
Nel 1788 fu varato un nuovo fucile, la carabina per Cacciatori, quella per la cavalleria e le pistole per le truppe montate. Invece nel 1800 Ferdinando IV, restaurato sul Trono dopo la breve parentesi della Repubblica Partenopea, emise un nuovo regolamento sul vestiario e l’armamento, che prevedeva l’inserimento del cangiarro, arma da fianco di origine turco-caucasica.

Già negli anni precedenti gli artiglieri erano invece dotati di «lunghe e larghe daghe con belle impugnature in bronzo, nelle quali, al centro della crociera è riportato a rilievo l’emblema dell’arma, due cannoni incrociati con sotto una piramide di palle di cannone e sulla parte terminale, a destra e a sinistra, due fiordalisi, mentre il pomo è foggiato a guisa di una testa di leone» Ivi, p. 91..
Anche le compagnie granatieri dei reggimenti di linea ed i reggimenti Cacciatori avevano anch’esse una daga a lama molto larga con impugnatura in bronzo terminante a testa di leone (nel 1833 queste daghe furono anche assegnate ai pompieri di Napoli).

Dopo il 1815 Ferdinando (ormai I come Re delle Due Sicilie) volle fondere i due eserciti napoletano e siciliano, e ciò provocò inizialmente una profonda eterogeneità d’armamentario, finché egli non decise intelligentemente di uniformare il tutto stabilendo l’adozione dei soli modelli francesi per tutto l’esercito.
Si ebbero allora quattro modelli di fucile: «quello da 40 pollici (40’), lungo m. 1,47, in dotazione alle compagnie fucilieri dei reggimenti di fanteria di linea ed ai battaglioni Cacciatori; quello da 38’, lungo 1,415, fornito alla compagnie granatieri e cacciatori dei reggimenti di fanteria di linea; il moschetto da 28’ a cassa lunga e cassa corta, lungo m. 1,145, assegnato alle Guardie del Corpo a cavallo, alla Gendarmeria a cavallo e a piedi, all’artiglieria, al Genio, agli istituti militari, ai veterani; la carabina da 22’, lunga cm. 95, in dotazione alla cavalleria di linea …
  
Tutte le truppe a piedi, armate di fucile o moschetto erano equipaggiate di baionetta a manicotto e ghiera. I reggimenti di fanteria della Guardia Reale, le compagnie Granatieri dei reggimenti di fanteria di linea, i gendarmi a piedi, gli Artiglieri, i battaglioni del Genio, gli istituti militari, i veterani i quattro reggimenti Svizzeri erano altresì forniti di sciabola briquet di fanteria (…) Le compagnie Cacciatori e Fucilieri dei reggimenti di fanteria di linea ed i battaglioni Cacciatori erano equipaggiati della sola baionettIvi, p. 92..
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