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Storia

 
 
Sviluppo e splendore della
Arazzeria napoletana

Naturalmente la "svolta" nella produzione si ebbe con il rapidissimo avanzare dei lavori della Reggia di Caserta, dal 1752 in poi. In questo caso fu Carlo in persona, insieme allo stesso Vanvitelli, a decidere il soggetto di ogni arazzo e la posizione definitiva. In particolare il Re desiderava che si completasse la serie di arazzi con Storie di Don Chisciotte, che, iniziata nella Manifattura di Gobelins tra il 1730 e il 1735, era stata donata da Luigi XV al Duca di Campofiorito, a da questi donata a Carlo. Nel 1757 fu dato tale importante incarico al romano Pietro Duranti, da anni esperto del mestiere; questi ebbe facoltà di assumere nuovi arazzieri, in quanto era chiaro che Carlo aveva ora tutte le intenzioni di compiere il "salto di qualità": e così ne furono chiamati numerosi da Roma e Torino.

 
Psiche e le sorelle nella Reggia di Cupido

La nuova fabbrica fu allora divisa in due laboratori: il primo specializzato per la lavorazione degli arazzi ad alto liccio, diretto dal Duranti, l’altro destinato alla lavorazione degli arazzi a basso liccio, diretto dal Del Rosso, poi sostituito da Orlando Filippini, ottimo insegnante dell’arte dell’arazzeria.
Fu soprattutto merito del Duranti – che peraltro era consigliato e seguito dal Vanvitelli in persona – se proprio in questi anni la produzione migliorò notevolmente dal punto di vista qualitativo.

Furono poi tessute altre importanti serie di arazzi; tra i lavori più notevoli, occorre menzionare: Allegorie di Virtù (1763-1767), destinate alla Stanza del Belvedere della Reggia di Napoli; il mito di Amore e Psiche (1783-1786); i Fatti della vita di Enrico IV, ecc.
 
 
Enrico IV si riconcilia col Sully

Nel novembre del 1778 la fabbrica fu spostata direttamente in alcuni locali del Palazzo Reale di Napoli, ove il Durante in quello stesso anno terminò un arazzo raffigurante Cleopatra.
Purtroppo notevoli danni furono arrecati durante i tristi giorni della Repubblica Napoletana nel 1799, che segnarono per altro anche la fine della Fabbrica e della scuola di arazzeria. Degli Anni Novanta è l’ultima serie di arazzi, sei pezzi dedicati all’Apoteosi Regia.

In tutto furono prodotti 213 arazzi. Un patrimonio artistico di valore immenso.

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